Ciò che sono, cio’ che sei

Se io ti lascio essere ciò che sei, sono finalmente libera di essere ciò che sono; e se sono libera di essere ciò che sono, ti lascio finalmente libera di essere ciò che sei

filomena

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L’inadeguatezza

L’inadeguatezza striscia come un serpente alla base dei pensieri, li avvelena, li contorce per spremere fantasmi di paura e nemici inesistenti, poi aspetta tranquilla che tu le muova guerra

filomena

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Sono Fatto Così

C’era un bambino che si chiamava Sono Fatto Così. Il suo nome glielo aveva dato il babbo, perché diceva che non bisognava mai adeguarsi agli altri, ma essere sempre se stessi. Questo nome mise il bimbo più di una volta in difficoltà: quando al gioco di guardia e ladri i compagni gli chiedevano se voleva fare il ladro o la guardia lui rispondeva “Né l’uno, né l’altra, io Sono Fatto Così” e per lo stesso motivo non riusciva mai a giocare agli Indiani e ai Cow Boy, così come in mille altre occasioni. La sua singolarità lo portò a essere sempre più solo ed infelice fino al giorno in cui incontrò una deliziosa bambina della sua età che si chiamava La Scelta. Questa era, al contrario di Sono Fatto Così, felicissima di giocare con gli altri e di essere sempre chiamata a scegliere qualcuno o qualcosa.
“ Io non sono fatto come te che ogni giorno cambi idea e modo di essere, Io Sono Fatto Così e sono orgoglioso di esserlo” disse un giorno il ragazzo a La Scelta
“ Tu devi aver confuso chi sei con quello che vuoi – le rispose l’amica – Guarda che è quello che vuoi che fa di te quello che sei. Per questo io mi chiamo La Scelta, per poter in qualsiasi occasione e circostanza, godere del mio diritto di libero arbitrio che fa di me un essere unico, speciale”

filomena

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Il sorriso

Sto sorridendo alla battuta di una delle persone che mi accompagnano e cammino davanti a loro.
Lei, elegantemente vestita in grigio, di circa ottantanni, si ferma quasi, ricambiando il mio sorriso.
Poi si accorge che il mio sorriso non è per lei, si sente in imbarazzo e si scusa con me
“ Mi scusi, pensavo stesse sorridendo a me e già mi dicevo – Che bello oggi, qualcuno mi sorride – “
Colgo tutto il suo rammarico e le sorrido
“Questa volta il sorriso è tutto per lei” le dico. Anzi la abbraccio e la bacio sulle guance come si saluta un’amica o una cara conoscente e lei di rimando:
“ Grazie, le auguro una buona giornata”.
E per un momento, nel nostro pensiero, spezziamo entrambe la solitudine di molti.

filomena

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Una grazia

Quando scoprì di non essere cigno,
ma solo una papera come tante, lo accettò come una grazia,
perché fu costretta a chiedersi dove fosse.
E scoprì di avere sbagliato paese, lago e casa
e fu costretta a cercare la sua gente.

Quando non le riuscì di fare il pavone,
né la ruota ad un pavone, lo accettò come una grazia,
perché fu costretta a chiedersi chi fosse.
E scoprì di essere una fenice che ogni volta muore e si rinnova,
e diventò ogni giorno più bella.

Fino a quando la morte la vomitò perché si stancò di lei.
Allora l’accettò come una grazia, perché fu costretta a chiedersi che fare.
E scoprì che poteva evitare di copiare, dipendere ed elemosinare
… e diventò se stessa.

filomena

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Il Mestolo e la Schiumarola

La Schiumarola era appena stata appesa al gancio della cucina vicino al Mestolo che si sentì subito apostrofare da quest’ultimo
“ E tu chi saresti? Che ti hanno fatto? Come ci sei capitato qui vicino a me bucherellato come sei? – e ancora continuò seccatissimo – Un mestolo così non l’avevo mai visto. Come pensi di raccogliere sughi e brodi conciato così? Perché non ti hanno buttato?”
“ Ma io non sono un mestolo, sono una Schiumarola – rispose stupita quella – e la mia caratteristica consiste appunto nell’essere tutta bucherellata come dici tu”
“ Schiumarola? E a che serve una come te se non riesce a tenere tutto dentro e a conservarlo per poi versarlo dove serve?”
“ Io non devo conservare tutto quello che prendo – rispose la Schiumarola – anzi il mio compito è piuttosto quello di perdere qualcosa per strada e conservarne delle altre, io faccio un lavoro di cernita”
“ Tu sei proprio strana, lavoro di cernita? Io faccio il Mestolo e quello che devo fare è contenere quello che prendo, non di scegliere”
“ Io invece lascio andare quello che non serve e trattengo quello che scelgo”
Il Mestolo proprio non riusciva a capire come si potesse decidere cosa e quando trattenere o lasciare. Era un concetto nuovo per lui a cui avevano insegnato a non perdere niente di quello che riusciva a raccogliere dentro di sé. Come si faceva a scegliere quello da prendere o lasciare e così domandò:
“ Ma tu come fai a sapere quello che è buono prendere o lasciare?”
“ Ci sono cose raccolte e poi buttate via affinchè quello che rimane sia più chiaro e privo del superfluo; ci sono invece cose che vanno separate dal sugo o dal brodo in cottura per poter diventare nutrimento a parte e altre che vanno allontanate da ciò che frigge perché sono giunte al punto giusto di cottura e non brucino”. Il Mestolo cominciò a guardare la Schiumarola con occhi diversi, non era facile quello che faceva, bisognava essere bravi a non sbagliare scelta e i tempi di scelta.
“ Ma tu non ti preoccupare – aggiunse la Schiumarola – so che sei un buon mestolo e devi continuare a fare quello che sai fare meglio. E’ che tu ed io siamo due cose diverse, tu hai il tuo compito ed io il mio. In cucina serviamo entrambi

filomena

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